Dalla tecnica all’ascolto
Una delle cose più belle, più vere e trasformanti che ho imparato durante lo studio dello Shiatsu è il principio che sta alla base di tutto l’approccio dello stile Masunaga: “essere e non fare”.
Ma cosa significa? Personalmente credo che questo sia alla base di qualsiasi forma di Arte.
Il vero Artista, qualunque sia l’ambito, non è colui che applica la tecnica alla perfezione ma colui che è in grado di
esprimere sé stesso attraverso ciò che fa
nella relazione con l’esterno o con l’altro
La Maestria inizia nel momento in cui si inizia a trascendere la tecnica.
Prima di “essere trascesa”, però, la tecnica va appresa con l’allenamento, la ripetizione, il rifiuto e tutto quello attraverso cui passa chiunque si cimenti in qualcosa con continuità, passione, dedizione e, a volte, anche abnegazione! Il fatto è che, spesso ci si ferma a questo punto confondendo il mezzo con il fine.
La tecnica è un mezzo, il fine ultimo è altro
Tornando al titolo di questa riflessione: finché si resta nella tecnica, si sta nel “fare”. Ogni azione è conseguenza di un modo giusto/codificato/definito aprioristicamente.
Ricordo con tenerezza che quando ho iniziato a massaggiare, ogni massaggio era una sequenza di movimenti, così come mi erano stati insegnati: 3 sfioramenti, 3 scivolate e così via. Sebbene la mia dedizione fosse totale le sedute erano un ripetersi incessante di tecniche!
Con il passare del tempo, con l’esperienza e con la mia crescita personale (Arti Marziali, Chi Kung, Yoga e Shiatsu…) tutto è cambiato.
Al di là della tecnica ho imparato a fare una cosa che ritengo molto importante: ho imparato ad
Essere Presente ed Ascoltare
e, con estrema onestà, mi sento di poter dire che non c’è nulla di più bello che ascoltare con sincerità.
“Essere presente ed ascoltare” significa, almeno per me, lasciare andare tutto ciò che non serve nel momento in cui sono impegnata a fare qualcosa.
A questo punto è d’obbligo una domanda: “qual è la prima cosa che andrebbe lasciata da parte e che è la più difficile da mollare?”
IL GIUDIZIO
Lo ripeto sillabando: GIU-DI-ZIO!
Già, non c’è nulla di più “inquinante” di un giudizio. Primo fra tutti il giudizio che abbiamo su noi stessi, successivamente il giudizio che, inevitabilmente, abbiamo su una determinata cosa, situazione, persona.
Quando impariamo a mollare il giudizio, smettiamo di ascoltare quella vocina interiore che, dentro la nostra testa, ci dice in continuazione cosa è giusto o cosa sbagliato per noi e per l’altro.
In quel momento Ascoltiamo, Osserviamo e Siamo Presenti.
In quel momento possiamo permetterci di mollare la tecnica e seguire il flusso.
Elimino il giudizio per avere
Gaia
il cuore libero,
lo sguardo pulito,
le mani oneste
Gaia Satya

