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Solitudine e presenza

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Lifestyle

Solitudine e presenza

“Quando sei solo, non sei solo, ti senti semplicemente isolato – ed esiste un’incredibile differenza tra l’essere soli ed il sentirsi isolati. Quando ti senti isolato, pensi all’altro, ne senti la mancanza: si tratta di una condizione negativa. Hai la sensazione che le cose andrebbero meglio se l’altro fosse presente – un amico, tua moglie, tua madre, la persona amata, il marito. Sarebbe meglio se l’altro fosse presente, ma l’altro non c’è.

Sentirsi  isolati, soli, è frutto dell’assenza dell’altro. La solitudine è la presenza di se stessi: è un fenomeno estremamente positivo; è una presenza, una presenza che straripa. Sei così carico di presenza che puoi colmare l’intero universo, per cui non hai bisogno di nessuno”

Osho

Trovo estremamente interessante riportare le parole di questo maestro spirituale in un momento come quello che stiamo vivendo ed in vista dei giorni di festa in arrivo.
Se è vero che siamo più “isolati” di sempre e lo siamo più o meno “forzatamente”, allo stesso tempo Osho ci mostra che  abbiamo anche la possibilità di non sentirci soli e, volendo, fare uno scatto evolutivo. In che modo?

Essendo presenti a noi stessi

Essere presenti a noi stessi significa imparare ad entrare in contatto con quella parte di noi che è, prima ancora (e a volte nonostante) la nostra coscienza.

L’italiano è una lingua meravigliosa: la parola “presente” deriva dal latino preasens composto da “prae–“ ossia pre- ed “ens” participio presente di “esse” ossia essere. Quindi è una cosa tipo “pre-essere, essere già da prima”: non è bellissimo?

Presente è il momento, quello che i latini chiamavano “hic et nunc”, il famoso “qui e ora” di cui tutti parlano.

Presente è anche il regalo (… qui, mettici dentro quello che vuoi!)

Se ci pensiamo bene, i momenti più felici e spensierati sono come dei meravigliosi regali; momenti in cui il tempo si ferma: passato e futuro spariscono di fronte alla luminosità e alla pienezza  del presente e noi, semplicemente siamo/stiamo.

Possiamo provare a lasciar andare quello che è stato, quello che poteva essere?

Possiamo cercare di non proiettarci troppo in avanti immaginando cosa sarà o cosa dovrebbe essere?

Possiamo permetterci di stare con quello che c’è?

E, una volta fatto questo,

possiamo imparare a stare pienamente da soli?

Gaia Satya

Cosa ne pensi? faccelo sapere nei commenti!

Nella sezione “Sweet box 2” puoi trovare la “coccola della presenza”: una breve meditazione guidata alla scoperta del tuo corpo.
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