Ognuno ha ciò che si merita? I risultati
Qualche tempo fa sul nostro blog ho pubblicato una riflessione (se l’avete persa o siete curiosi, cliccate qui) che poi, come sempre, abbiamo condiviso sulla nostra pagina Facebook .
Lo scopo, almeno per me, era di stimolare una piccola pausa di ascolto cercando di individuare quale dinamica personale, intima ed immediata si crea nell’ascoltare (o leggere) questa frase:
Ognuno ha ciò che si merita
Premesso che non sono propriamente una “social addicted” e quindi molto poco abituata alle dinamiche di risposta dei social, mi hanno molto colpito le diverse reazioni scaturite dal post e ringrazio ogni singola persona abbia avuto voglia o urgenza di rispondere.
Credo di poter affermare che i “risultati” hanno in parte confermato la mia sensazione iniziale, ossia che, nella maggior parte dei casi, la frase viene interpretata come “punitiva” e molto raramente come espressione positiva di un merito.
Allora la domanda di oggi è:
per quale motivo non potremmo “meritare” qualcosa di bello?
Immagino che questa domanda potrebbe risultare superficiale nella sua semplicità.
Qualcuno potrebbe dire: “Vabbè, che c’entra?” oppure, chi ha subito gravi lutti o attraversato momenti molto difficili potrebbe pensare che a me, Gaia, non sia mai capitato nulla di grave. Questo lo capisco. Eppure (oltre a non essere così) dico che il dolore, in questa riflessione, c’entra poco o, meglio, non ne era propriamente il focus.
La vita accade
così come le “cose brutte”(ed il mondo né è pieno, ahinoi!). Questo, almeno per me, significa che
possiamo permetterci di andare oltre…
“Le ferite sono importanti, ma lo sono pure la nostra bontà interiore, l’altruismo, la gentilezza, la saggezza del corpo, la capacità di pensare, di razionalizzare. E noi sappiamo come stanno le cose, molto più di quanto siamo disposti ad ammettere. Eppure, invece di fare un bilancio equilibrato, persistiamo frequentemente nell’abitudine di proiettare i meriti sugli altri e non su noi stessi.”
Jon Kabat-Zinn
Gaia Satya

