Ti esprimi per ciò che sei?
Ieri ho visto un docufilm sulla vita di Whitney Houston che mi ha molto colpito dal titolo “Can I Be Me”: una storia triste, dura da digerire.
Il suo è stato un talento assoluto, una voce quasi surreale che “accarezzava l’anima”. Ogni nota era un pennellata di suono delicata e potente.
La cosa che ignoravo assolutamente era la sua tossicodipendenza.
L’ho sempre vista come una brava e dolce ragazza…ed è proprio questo che l’ha portata alla morte:
l’immagine della perfezione
Nata in una famiglia molto religiosa, con una madre oppressiva che proietta su di lei tutte le sue speranze, cresce in un ambiente nel quale deve essere la ragazza “per bene” che non delude le aspettative di nessuno.
Quando le domandano: “come vuoi essere ricordata?” Lei replica con dolcezza: “non ha senso che io risponda a questa domanda perché ognuno mi ricorderà per come mi ha vissuto, per ciò che ha visto in me. Spero solo che mi ricordino come una persona buona”.
Ma c’è una cosa che mi ha colpito molto.
Negli ultimi anni della sua vita esce fuori la notizia della sua tossicodipendenza e l’immagine della “perfezione” viene sporcata da diversi eventi. I giornalisti si avventano su ogni tipo di indiscrezione e, senza alcun tipo di rispetto per la persona dietro al personaggio, propongono domande di ogni genere. In un’intervista, una giornalista le domanda: “hai mai fatto uso di alcol, droga…?” (elencando ogni tipo di droga possibile), “qualche volta”, risponde con pacatezza Whitney.
Poi, con la stessa falsa cordialità (quasi le stesse chiedendo di raccontarle cosa avesse mangiato per cena il giorno prima) la giornalista le domanda ulteriormente: “tra il crack, la marijuana, la cocaina…qual’è il demone peggiore?” ecco, a questo punto…la grazia.
Con il viso minimamente scomposto e uno sguardo dolcissimo, Whitney prende una piccola pausa, guarda negli occhi la giornalista e con calma serafica la sua bocca si apre in un bellissimo sorriso. In mezzo ai suo denti bianchi e perfetti, risponde:
“It’s me”…sono io il mio peggior demone
In quella immagine ho trovato racchiuse grazia e disgrazia allo stesso tempo. Due facce di una stessa medaglia.
Ho avuto la sensazione che la sua vita fosse racchiusa in quella semplice frase.
La frase di una persona che avrebbe voluto essere in un modo, che non se lo è permesso e che, infine, per non essere sgarbata con nessuno, ha deciso di togliersi di mezzo.
La mia domanda di oggi è: quante volte, per non deludere gli altri, non ti consenti di esprimerti per ciò che sei? A quale prezzo?
Troviamo la nostra strada, concediamoci di essere noi stessi: ne abbiamo tutto il diritto
Gaia Satya

